“Che sarei triste, perchè non è vero”

Ieri sera con mio padre e mia sorella siamo andate al cinemino a vedere il documentario su Berlinguer. Sapevo quanto mio padre si sarebbe emozionato, gli è sempre successo e continua a succedergli, ogni volta che ci parla di Berlinguer.

Credo si possa chiamare invidia il sentimento che ho provato nei confronti di mio padre e di chi, come lui, ha avuto la possibilità di essere rappresentato da una persona onesta, appassionata  e intelligente, aderente ai propri ideali. Sì, molte sono le emozioni che mi hanno attraversata, vedendo la folla oceanica ai  suoi comizi, la sua sofferenza e la sua tenacia al comizio di Padova, in cui pur sentendosi male, ha terminato il suo discorso. E poi milioni di persone ai funerali, le telecamere che ne riprendevano i volti sofferenti. E mio padre, che nel rivedere quelle immagini piangeva anche lui, ci diceva ” Io al corteo ero dietro l’unione dei lavoratori sardi”. Ricorda tutto perfettamente, come fosse ieri.

E’ stato  intenso il momento in cui Berlinguer, dopo il golpe militare in Cile (impressionante vedere l’esercito bombardare il parlamento e sentire la voce di Allende dire che non si arrenderà e rimarrà al suo posto pagando con la morte la fiducia che il popolo gli ha dato) spiega che non si può governare da soli, che non si può rischiare la frattura sociale, la guerra civile, che ci sono grandi forze politiche divergenti a rappresentare l’Italia e con queste bisogna fare i conti, per non mettere a rischio la democrazia. Continua a leggere

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