Se ti amano ti tirano le pietre

La storia era questa: una bambina aveva cambiato paese, si era trasferita da poco e il suo carattere forte e libero appariva come una novità ai suoi compagni di classe. Un giorno fece una capriola e tutti le videro le mutande e un pomeriggio, mentre tornava a casa, i compagni di classe si misero a tirarle dei sassolini. Spaventata arrivò a casa, dove qualcuno le spiegò che quello era il modo dei ragazzini del luogo di dimostrare il proprio interesse nei confronti delle ragazze.

Avevo 12 anni, ero alle medie e questo era il contenuto di un brano del libro di antologia. Non ne ricordo l’autore, ricordo il senso generale della storia e poco altro. Me la ricordo perché come in ogni libro di antologia in fondo alla pagina c’erano le domande di comprensione, scritte in neretto. In una di queste domande si chiedeva di spiegare come mai, a mio avviso, i ragazzi le avessero tirato i sassi. All’epoca ricordo che non fu facile trovare una risposta, così conclusi che forse l’avevano fatto perché le avevano visto le mutande e volevano prenderla in giro. Sbagliai tutta l’analisi. Come mi venne illustrato in seguito, la bambina con la sua vivacità e indipendenza aveva conquistato i cuori dei compagni, che glielo dimostravano così: prendendola a sassate. Ricordo che ci rimasi malissimo per il fatto di non aver capito nulla di quel testo. Eppure in italiano ero brava, le analisi erano il mio forte! Mi sentii stupida. Ci pensai e ripensai, guardai la pagina del mio quaderno con la risposta scritta sopra e mi sentii sollevata di non esser stata chiama ad esporla alla classe.

Poi, oggi, ho letto questo:

Schermata 2015-10-12 alle 21.59.55da repubblica.it

”Scommetto che gli piaci”. Sono queste le parole pronunciate dall’infermiere all’accettazione di un ospedale pediatrico di Columbus, in Ohio, rivolgendosi a una bimba di quattro anni colpita violentemente sul volto da un compagno di scuola. Merrith Smith, madre della piccola, ha deciso di scrivere su Facebook una lettera aperta a quell’uomo, e ha ricevuto migliaia di condivisoni. ”L’idea che passi il messaggio che fare del male a qualcuno significhi volergli bene è inaccettabile – si legge nel post – In quel momento, ferite e in un posto sconosciuto, avevamo bisogno di parole di aiuto e non di quel tipo di conforto. Forse lei ha pensato di alleggerire la situazione ma non lo ha fatto. E’ l’ora di assumerci la responsabilità per quello che diciamo ai nostri bambini. Non si può dire a mia figlia di 4 anni che chi l’ha ferita le vuole bene”

Ecco quello che da più di 20 anni non mi tornava di quel racconto: sebbene tutte le mie scoperte e riflessioni sul patriarcato, la violenza di genere e il possesso fossero ancora di là da venire, quella era, ai miei occhi di adolescente, una violenza, in tutto e per tutto. Ricordo ancora la sensazione di disagio avuta mentre lo leggevo, pensando a quella ragazza e immedesimandomi in lei. E come il disagio è aumentato nello scoprire che ero l’unica a non aver preso minimamente in considerazione che potesse esserci del sentimento dietro a quel gesto. Questo scollamento tra ciò che io reputavo un abuso e che in classe mi stavano raccontando come amore ha generato una nota stonata che ha risuonato in me per tutti questi anni. Un ricordo che si è fissato nella memoria e che qualche volta mi tornava alla mente, quando aiutavo qualcuno a fare i compiti, o se mi capitava tra le mani un libro di antologia: risaliva su, sorpassando altri ricordi accumulati nel corso degli anni, infastidendomi, senza che riuscissi ad afferrarne il motivo. Oggi, grazie allo sfortunato episodio di questa bambina di quattro anni e soprattutto alle parole chiare e senza appello di sua madre, ho potuto collegare questo fatto con il mio ricordo stonato: finalmente posso dire alla me di allora che non ero io a sbagliare, ma chi ritiene normale dire a una ragazzina di dodici anni che chi ti lancia dei sassi lo fa perché ti vuole bene.

ps. ho tentato di ritrovare quel brano, di scoprire il titolo del libro, l’autore, ma invano. Se qualcuno lo conoscesse e volesse segnalarmelo mi farebbe un gran favore.