Cattoliche che non ti aspetti – parte seconda

Al termine dell’incontro “Che genere di Dio?”, in cui per la prima volta avevo sentito una teologa parlare di questioni di genere nella mia stessa lingua, una signora tra il pubblico ha preso la parola per comunicare la data di un altro incontro su tematiche simili, sempre a Bologna. Dopo la piacevole scoperta appena fatta, non potevo non segnare la data in agenda.

Così eccomi nella Sala Silentium di Vicolo Bolognetti:  prendo posto tra il pubblico, le relatrici sono già sedute, tra queste un solo uomo. Fa da cornice la presentazione del nuovo numero della rivista “Esodo”, dal titolo “Uomini e Donne nella Chiesa”.

Il femminismo della differenza e l’accesso all’altare

Il primo intervento è di Paola Cavallari, docente di filosofia, che definisce “dilaniante” la figura delle donne nella chiesa Cattolica: non si può non avvertire un’ ingiustizia enorme pensando a quel che le donne fanno attivamente nelle parrocchie e contrapponendo questo loro spendersi all’impossibilità di essere presenti sull’altare e prendere parola. Affronta dunque il delicato tema della rappresentanza, con un parallelismo rispetto alle rivendicazioni politiche del femminismo delle differenza: così come le donne affermavano di non voler entrare nel mondo politico alla stessa maniera degli uomini, rifiutando questa omologazione nei confronti della gestione del potere, allo stesso modo secondo Cavallari l’idea di una ordinazione femminile (ovvero dell’apertura del sacerdozio alle donne) non sarebbe una risposta soddisfacente al forte desiderio di partecipazione.

“Si domanda altro alla chiesa, una dimensione di svuotamento: invece di chiedere che le donne abbiano funzione di maggior importanza, sarebbe preferibile che tutti facessero un passo indietro dalle posizioni di potere, per arrivare a un discepolato degli uguali”.

La strada per gli “alti palazzi” parte dal basso

Prende la parola Rita Torti, formatrice e scrittrice, autrice del libro “Mamma, perché Dio è maschio?”. Ricorda come negli anni Settanta si parlasse molto all’interno della Chiesa della questione femminile, mentre oggi o non se ne parla più o se ne parla in termini di contrapposizione tra donne e uomini. Afferma che la questione non è mai arrivata davvero negli “alti palazzi”, ma aggiunge che se l’impulso verso il cambiamento non partirà dal basso, non potrà mai arrivare nei luoghi del potere. E riguardo alle Sacre Scritture evidenzia come siano stati attivati dei filtri al messaggio del Nuovo Testamento rispetto alle parole e alle azioni di Gesù nei confronti del rapporto tra uomini e donne.
Cruciale il ruolo del femminismo anche per il suo impatto sulle vite degli uomini:

“Le domande delle donne hanno mosso qualcosa negli uomini che il patriarcato non permetteva: una riflessione su di sé.

Molte dunque le domande in attesa di risposta: una volta espresso il desiderio di muoversi dalla situazione attuale, dove si vuole andare? In una Chiesa fatta da uomini? Oppure verso una scelta che contempli il silenzio e lo “stare dentro”? O è forse possibile creare una terza via?

Mestruazioni, famiglia e riflessione maschile: questioni scomode

Il discorso di Giancarla Codrignani, insegnante, giornalista e parlamentare prende le mosse dall’antropomorfismo, con Michelangelo che dipinge Dio come uomo e tutti i significati reali e simbolici di questa rappresentazione. Passa poi a evidenziare come il costume ci porti a parlare di uomini e donne descrivendoli in modi che non trovano corrispondenza nella nostra esperienza quotidiana.

“Facciamo fatica a staccarci da quello che abbiamo alle spalle, ma non possiamo continuare a educare i bambini come siamo stati educati noi”. 

Parlando del corpo, della nudità spesso trattata come peccato ma che lei definisce “sacra” affronta un tema tanto importante quanto taciuto – e non solo negli ambienti della Chiesa: le mestruazioni .

“Nessuno dice mai che le donne non possono dare la mano a ebrei e musulmani. Ci sono molte contraddizioni nella Bibbia sulla figura della donna: gli uomini non danno la mano a una donna perché potrebbe essere nel suo periodo mestruale e dunque essere impura e rendere così impuro anche l’uomo. E allora dovremo chiederci: perché il sangue del nemico ucciso che ricopre l’eroe è nobile, quando si tratta di un sangue di morte, mentre il sangue che dà la vita è considerato nefasto?”

Codrignani arriva alla famiglia, a suo avviso uno dei grandi due temi, insieme al lavoro, mai realmente analizzati in seno alla Chiesa. Dipinge a riguardo un quadro ben diverso da quello narrato generalmente negli ambienti cattolici: ecco che la sua voce descrive la famiglia come dimensione che spesso impedisce la piena realizzazione della donna, come teatro di violenze, reati, pedofilia. 

“Che cosa vogliamo che sia la famiglia? E’ per natura necessariamente formata da uomo e donna? E’ per natura riproduttiva? E’ necessario riprodursi? “Cos’è stato il Sinodo sulla famiglia se non un incontro di 272 uomini celibi che dissertavano su cosa la famiglia dovrebbe essere?

Conclude il suo intervento parlando dell’uomo, sottolineando che l’unica ragione che lo rende meno portato alla relazione di quanto non sia la donna è solo il ruolo che gli è stato imposto. Un ruolo che la Chiesa ha contribuito a creare e che potrebbe aiutare a cambiare evangelizzandolo, cosa che però non fa. Una chiusura che riprende quando detto da Selene Zorzi nel primo incontro

Se guardiamo al comportamento del padre di Gesù vediamo che è talmente “madre” che a volte non si distingue ed è ben lontano dalla figura del padre padrone che ha imperversato per secoli nelle famiglie”.

Alleanze: possibili?

Una giovanissima ragazza, a incontro terminato, interviene dal pubblico: condivide il piacere di trovarsi lì, in quel momento, a sentire quelle parole. Parole che aveva nel cuore, ragionamenti che le sembravano ovvi e necessari, ma che la facevano sentire “strana” nei confronti degli amici del suo gruppo parrocchiale, cui quei ragionamenti sembravano non aver ragione d’esistere.

Se per chi non è credente la battaglia nei confronti della chiusura della Chiesa su questi temi è faticosa e aspra, per chi appartiene a questa comunità, ne condivide i valori ed è in relazione con le persone che la compongono deve esserlo ancora di più. Chi da non credente si batte per il cambiamento e ritiene necessaria una spinta che parta dall’interno, non può ignorare le realtà narrate in questi due articoli. E se qualcuno storcerà il naso ad immaginarsele come alleate, che si dia almeno la possibilità di considerarle come interlocutrici.

Non farlo sarebbe davvero un peccato.

Il gender farà piangere i vostri alunni

Dialogo tra docenti in una scuola media della provincia di Bologna:

“E insomma, questo ragazzino arriva e mi dice che non ha fatto i compiti, dice che sul registro elettronico non erano segnati e io gli faccio vedere che c’erano, lo sgrido e lui? SI METTE A PIANGERE! Ma ti rendi conto? E io gliel’ho detto: ma insomma, che maschio sei, che ti metti a piangere per una cosa così? Fai l’uomo, su!”

“Sai, una mia amica ti direbbe che così stai confermando degli stereotipi, perché fa dei progetti in cui spiega che anche i ragazzini possono piangere e non c’è nulla di male”.

“Ah no, non sono proprio d’accordo! Gli uomini devono fare gli uomini, non piangere per queste sciocchezze!”