Gocce che salgono

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foto da Pinterst

Giunta davanti al cancello Lorna poggiò il dito sul campanello e premette. Silenzio, poi il rumore dello scatto di apertura della serratura. Costeggiando la casa per raggiungere il portone d’ingresso, si guardò riflessa in una portafinestra. Si chiedeva spesso se il suo modo di vestire avesse un qualche effetto sul suo studente sedicenne di famiglia ricca. Notava l’economicità dei suoi vestiti? O era troppo preso dall’iPhone per fare caso al mondo esterno? Varcata la soglia l’accolse la madre. Vestiva una tuta blu, appoggiò la borsa della palestra vicino alla porta e le sorrise.

“Benarrivata! Tutto bene?”

“Sì, grazie, voi?”

“Eh, noi siamo alle solite. Giulio non vuole andare a ripetizione di matematica, dice che il debito gliel’hanno dato perché il professore ce l’ha con lui. Mi toccherà andarci a parlare. Guarda, non so cosa pensare, perché quello è un tipo molto strano: ha questi capelli lunghi, con la coda di cavallo… e poi non ha la tv”. E aggiunse, abbassando la voce: “ E mi ha detto Giulio che con lui ha degli atteggiamenti spiacevoli, che a volte lo tocca”

“Lo tocca?”

“Sì, su una spalla, su un braccio, mentre spiega la lezione e magari lui è distratto. Sai, come madre queste sono cose che spaventano, con quel che si sente in giro”.

Fantastico – pensò Lorna  – Giulio prende la nota e il colpevole è il prof. Senza tv, capelli lunghi, probabilmente pedofilo. Processato e condannato. E assolto il povero ragazzino innocente.

“Peccato che tu non possa venire ai ricevimenti con me, mi sentirei più sicura. Ad ogni modo se ne riparla a settembre. Ora vi lascio che scappo in palestra: non voglio togliervi altro tempo!”.

Salirono le scale, Giulio davanti, la testa china sul telefono, le dita agili a comporre messaggi. Lorna, dietro di lui, ne osservava l’ennesima maglietta nuova. Davanti alla porta della camera, lei infilò la mano nella borsa per cercare lo smartphone e controllare di averlo silenziato: notò che le era arrivato un messaggio. “Ciao Lo, come va? Oggi è una giornata perfetta per andare al mare, che ne dici? Se vuoi puoi portarti dietro il lavoro, i ragazzini li infiliamo per la lunga nella stiva del camper! Fino a sei ci stanno :)”. Messaggio ricevuto alle 14.56. Quattro minuti prima di poggiare il dito sul campanello.

Era un luglio asfissiante, la cappa d’umidità tipica della bassa padana rendeva insopportabili le nottate di quei pochi ancora sprovvisti di aria condizionata (tra cui lei). Alle tre del pomeriggio le foglie sugli alberi erano immobili e le macchine parcheggiate al sole diventavano scatole di latta incandescenti. Non le sembrava di aver sentito le cicale. Se solo avesse guardato il telefono pochi minuti prima prima. Se solo avesse sentito la vibrazione, se per una qualche ragione si fosse portata lo schermo sotto gli occhi e avesse potuto vedere in anticipo quel messaggio. Avrebbe avuto almeno una decina di scuse con cui sottrarsi alle interminabili ore di ripetizioni pomeridiane. Continua a leggere

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