Sessismo travestito da galanteria

Pochi giorni fa mi trovavo in un grazioso paesino della lucania in compagnia di alcune amiche, di cui una originaria del luogo. Dopo aver visitato l’antica abbazia ed esserci perse tra vicoli e piazzette, dopo aver ammirato tramonti e conosciuto storie di singolari personaggi del paese, ci siamo sedute ad un tavolino di un bar per bere una birra e riposare le stanche membra. Il bar si affacciava su una delle piazze e nel momento in cui ci siamo sedute le campane della chiesa adiacente hanno iniziato a suonare annunciando l’uscita della statua di San Rocco, patrono del luogo, che accompagnato da una breve processione avrebbe raggiunto un’ altra chiesa, usanza tipica della festa patronale.

Come avviene in molti paesini del sud Italia, le processioni sono accompagnate dalla banda del paese, colonna sonora costante di questi eventi sentiti e partecipati.

La nostra cicerone ci fa notare che la banda è solamente maschile e le dico che la cosa mi sorprende molto, poiché le bande viste e ascoltate nella mia infanzia in altri paesini del sud erano composte sempre da maschi e femmine.

“Questa sorta di esclusione è in realtà un atto di gentilezza nei confronti delle donne: spesso la banda si trova a suonare in luoghi scomodi, facendo tour molto stancanti e finendo le esibizioni ad orari improponibili. Non permettendo alle donne di partecipare le si tiene al riparo da tutte queste scomodità”.

Nella famosa fiaba “I vestiti nuovi dell’ imperatore” il re era nudo, sotto gli occhi di tutti, ma anche se evidente, la nudità veniva riconosciuta solo una volta nominata, resa visibile solo grazie a un bambino il cui sguardo non era ancora stato distorto dalla consuetudine.

Spessissimo le discriminazioni di genere si sono travestite e tuttora si travestono da atti di gentilezza e protezione. Si camuffano talmente bene da risultare credibili, anche agli occhi di donne indipendenti, viaggiatrici avventurose da zaino in spalla come l’amica di cui sopra, a cui le opzioni “fatica e scomodità” di certo non hanno mai impedito di esplorare il mondo.

Atti di cortesia che decidono al posto delle donne senza possibilità di appello vanno chiamati per quello che sono: discriminazioni.

Ci sono ancora molti re nudi che dobbiamo imparare a riconoscere come tali.

Sfortune inaccettabili

Frecciabianca, direzione sud.

Ho un biglietto di prima classe, salgo, mi siedo e resto piacevolmente colpita dalla temperatura: si sta bene, l’aria condizionata c’è ed è piacevole, non di quelle che ti fanno rimpiangere il cappotto anche se è agosto. Il treno parte e dopo un po’ diverse persone iniziano ad arrivare nella carrozza in cui sono, accompagnate dalla capotreno. Scopriamo che nella carrozza adiacente alla nostra l’aria condizionata non va e la capotreno sta verificando i posti liberi per far sedere i passeggeri che causa cattiva sorte hanno comprato il biglietto nella carrozza sbagliata. Tutti gli altri passeggeri sono bendisposti ad aiutarli, poveretti, mica è colpa loro!

Piano piano le persone aumentano, voci di corridoio dicono che altre due carrozze sono senza aria condizionata, qualcuno dice tre. Continuano ad arrivare persone. Persone che avevano comprato in biglietto di seconda classe e che vengono in prima (che abbiamo poi scoperto essere stata declassata a seconda) alla ricerca di un po’ di refrigerio, ci raccontano che negli altri vagoni la gente gira a torso nudo, qualcuno si chiede come stiano sopportando questo viaggio le persone anziane. Si spegne l’aria condizionata anche da noi e inizia ad andare ad intermittenza. Fa caldo, davvero caldo e nonostante questo continuano ad arrivare i passeggeri. La ragione è semplice: qui si sta male, ma nelle altre carrozze si sta peggio. E questa semplice ragione la capiscono tutti, a nessuno è venuto in mente di dire ai trasbordati “Cavoli vostri se vi è capitata in sorte la carrozza sbagliata, non venite qui che a forza di persone si crea l’effetto stalla e non ci fate godere nemmeno quel filo d’aria condizionata che abbiamo”.

Allora se il ragionamento è chiaro e condivisibile, sarebbe interessante capire perché quando in questa storia si sostituiscono le carrozze del treno con altri stati del mondo, la mancanza di aria condizionata con la mancanza di democrazia/libertà/futuro/diritti umani e un biglietto del treno che ti ha assegnato un posto sfortunato con un passaporto che non ti permette di viaggiare legalmente in molte parti del mondo la risposta invece spesso diventa “Cavoli vostri se vi è capitata in sorte la carrozza sbagliata”.