Anche questa è violenza

fiore-strappato-458x278Qualche giorno fa sono andata ad una visita senologica, inserita in un progetto di prevenzione gratuito.

Mi accoglie un dottore attempato, con un modo di fare che comunicava fin da subito una certa sicurezza di sé al limite dell’arroganza.

Iniziamo la mia anamnesi con le domande di routine. Arrivata a quella sul ciclo rispondo di avere un ciclo irregolare e tendenzialmente doloroso. L’uomo mi guarda un po’ di traverso e mi chiede “E la pillola, no? Non abbiamo pensato di prenderla?” con un tono giudicante e quasi canzonatorio, il tono di chi nel farti la domanda ti sta dicendo che quella sarebbe anche la risposta giusta.

Gli dico che non ho intenzione di prenderla a causa degli effetti collaterali e lui alza il sopracciglio, quasi in tono di sfida, chiedendomi “E quali sarebbero questi effetti collaterali?”

La sensazione è di essere ad un esame, anzi peggio: ad un interrogatorio in cui l’interrogante dubita chiaramente della tua versione dei fatti. Eppure è tutto vero, ricordo bene tutti i fastidi, ma in quel momento rispondo con un generico “problemi cardiocircolatori” a cui lui ribatte “Ma di quali problemi cardiocircolatori sta parlando?” quasi deridendo la mia risposta. So bene che esiste un termine medico specifico che avrei dovuto usare, ma la situazione grottesca in cui mi ritrovo, ovvero avere di fronte a me un medico che invece di consigliarmi si pone come se sapesse meglio di me le mie sensazioni e i problemi avuti, mi confonde i pensieri.

Mi riprendo dalla confusione temporanea e ribatto “Insomma, magari non è quello il nome esatto del problema, ma lo sa anche lei che ci sono delle controindicazioni!”. Mi risponde nominando i trombi e a quello io aggiungo i problemi di gonfiore in generale: la cellulite che mi è venuta dall’assunzione della prima pillola non sono mai più riuscita a mandarla via del tutto.

E qui arriva il bello. Un magnifico momento di mensplaining e bodyshaming concentrato in un piccolo ambulatorio per visite atte al benessere delle donne.

“Vede signora, il fatto è che tutte queste donne che lamentano di essere ingrassate bisogna poi vedere cosa fanno. La questione è chiara, ormai ci troviamo nella parabola discendente della nostra vita e ciò che la natura fa è deteriorarci, portarci alla morte. Allora la scienza combatte questa tendenza con la medicina e bisogna combatterla anche con un buono stile di vita, bisogna tenersi in forma. Perché tutti volete la pillolina magica che vi risolva il problema e non volete fare fatica, ma non è così che funziona, glielo dico io!”

Allibita da questa conversazione e pensando al fatto che questo qui fra pochi minuti dovrà sprimacciarmi le tette, lo guardo negli occhi e dico: “No, non sono d’accordo con quello che sta dicendo, non credo che la gente voglia la pillola magica. La gente in questi casi vuole più che altro essere ascoltata”.

“Lei parli per sé” mi risponde “Come ben immagina io di donne ne vedo tante e di tutte quelle che vedo posso dirle che di veramente in forma ce ne sono proprio poche! Allora una si lamenta che la pillola fa ingrassare: ma non è la pillola che fa ingrassare, fa ingrassare se una mangia troppo!”

E io, mentre ascoltavo quest’uomo spiegarmi gli effetti che non avrei dovuto avere rispetto ad un farmaco che lui non avrebbe mai preso nella sua vita e di cui non avrebbe mai e poi mai potuto sperimentare gli effetti sul proprio corpo,  mi immaginavo tutte le donne che andavano in visita da lui, pensando di trovarsi di fronte ad una persona competente e professionale e senza sapere invece di essere automaticamente inserite in una classifica di donne più o meno “in forma”. E pensavo anche al fatto che ho sempre l’impressione di vedere così tante donne belle intorno a me, e mi chiedevo quale fosse il suo metro di giudizio, certo diverso dal mio.

“Con la pillola il mio colesterolo era schizzato alle stelle” ribatto e lui taglia corto “Sì sì ma lì bisogna vedere caso per caso”.

“E mi dica” riprendo “come mai la pillola prevede queste finte mestruazioni? Che bisogno c’è di averle se non c’è ovulazione?”. E arriva un’altra risposta che di nuovo dipinge tutte noi donne come delle totali imbecilli “Beh siete voi che le volete, sennò non vi sentite normali, sa quante si lamentano se non vedono il sangue tutti i mesi?”.

“Beh adesso è lei che deve parlare per sé” dico, perché no, non lo so in quante si lamentino senza sangue, ma so invece molto bene quante siano quelle che si lamentano per quel sangue mensile completamente inutile quando assumono anticoncezionali.

Procediamo con la visita. Mi dice di togliere maglia e reggiseno e a differenza degli altri controlli fatti in quello stesso ambulatorio con altri medici, sorvola sulla parte “può spogliarsi dietro quella tenda”. Sarò particolarmente sensibile io, ma questa omissione la noto, eccome. È da quando sono entrata che mi sento chiaramente inserita all’interno di una relazione di potere: lui è il medico che sa quello che mi succede e lo sa addirittura meglio di me, nonostante le cose le abbia vissute io, le abbia vissute il mio corpo e abbia condiviso i racconti dei corpi di tutte le altre donne con cui tanto spesso ho parlato.

Mi chiedo se ad un uomo possa mai capitare una situazione simile, mi chiedo se un uomo possa comprendere la fatica e la pesantezza di questa visita medica, di cosa parliamo quando parliamo di violenza insita in ogni relazione di potere, perché io è così che l’ho vissuta. L’ultima cosa che avrei voluto era farmi toccare le tette da lui. Ma cosa avrei dovuto fare? Concludere così una visita che stavo aspettando da tempo? Rivestirmi e dire grazie arrivederci? Uscire e andare dalla segretaria e spiegare l’accaduto? Buttare discredito su quella persona, la mia parola contro la sua? Solita storia: io ho travisato, io sono eccessiva, diamine che caratterino! e poi che pretendo da una visita offerta gratuitamente? Anche di scegliere io il medico?

Forse avrei dovuto fare tutto questo, ora seduta al mio computer lo penso. In quel momento l’unico pensiero era sperare che dietro ad un medico con un modo di fare di merda si potesse celare un professionista decente che smanazzando le mie tette sapesse cosa stava facendo. Prendere il risultato dell’ecografia e venirmene via.

È difficile decodificare una situazione spiacevole mentre la si sta vivendo e sono tante le ragioni che possono impedirci di uscirne. Quello che ho appena raccontato è un caso minimo tutto sommato, che forse qualcuno non classificherebbe nemmeno come violenza, ma una volta una donna a me molto cara mi disse una frase molto vera: la violenza viene spesso vissuta e subita senza necessariamente essere riconosciuta. 

 

 

 

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